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Come scrivere un discorso perfetto

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Ha davvero senso sapere come scrivere un discorso perfetto?

Una domanda che ricevo spesso da chi frequenta i miei corsi per parlare in pubblico è: “Mi puoi aiutare a capire come scrivere un discorso perfetto?”.

La risposta che io do di solito è: “No, perché il discorso perfetto non esiste.”

Sei rimasto di sale?

Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza sulla faccenda.

Dopo aver osservato per qualche istante la faccia perplessa di chi mi ha fatto la domanda (tranquillo, non sei l’unico che ci resta male…), gli spiego meglio cosa voglio intendere.

E così gli dico che possiamo lavorare insieme alla costruzione dello speech, ma non lo scriveremo parola per parola. Questo perché, tra le altre cose, c’è il rischio di trovarsi poi a leggerlo o impararlo a memoria.

Ci impegniamo piuttosto ad analizzare tre aspetti fondamentali che ci serviranno per pianificare l’intervento, vale a dire:

  • A chi è rivolto il discorso;
  • Qual è l’obbiettivo del discorso;
  • Cosa possiamo fare per renderlo unico, personale e memorabile.

Questi ultimi tre sono gli aggettivi che mi stanno più a cuore. Quindi non devi preoccuparti su come scrivere un discorso perfetto, perché il tuo discorso non deve essere perfetto. Proprio per niente.

Deve essere invece unico e le persone lo devono ricordare, cosa che non è per nulla scontata.

Attenzione però!

Con questo non intendo dire che il contenuto non è importante, anzi. Tuttavia da solo non basta.

E così spiego alle persone che fanno i miei corsi di public speaking, o che seguo in consulenze private, come iniziare un discorso in pubblico catturando l’attenzione, come fare per tenere alto l’interesse degli ascoltatori, come terminare uno speech tra gli applausi.

E lo faccio partendo dai tre punti di cui ti ho parlato poco sopra. A rischio di sembrare ripetitivo, non mi stancherò mai di dire che se ti trovi a dover parlare in pubblico, lo fai per il pubblico.

E’ ai tuoi ascoltatori che devi pensare, partendo dal perché stai tenendo quell’intervento e da quanto ci credi in quello che stai dicendo.

Si dice parlare in pubblico ma si traduce con ascoltare il pubblico.

Il discorso perfetto non esiste. Fissa il cosa dirai ma cambia di volta in volta il come.

Dale Carnage, papà del moderno public speaking, sosteneva che ogni volta che parli in pubblico ti trovi a fare 4 discorsi.

  1. L’intervento che ti sei preparato.
  2. Il discorso che effettivamente fai.
  3. Quello che ti rendi conto avresti potuto fare.
  4. Ciò che riporterà la stampa.

Io ci aggiungo che c’è anche quello che si ricorderà il pubblico che ti ha ascoltato.

Eh si, perché sapere come scrivere un discorso perfetto è una cosa, ma sapere parlare in pubblico efficacemente è un’altra.

Si tratta di fondere contenuto e forma e trovare il giusto mix per arrivare alle orecchie ma soprattutto al cuore di chi ti sta ascoltando.

Io faccio spettacoli di teatro da più di 20 anni e ogni replica è sempre diversa. A parte gli spettacoli di improvvisazione teatrale, dove lo spettacolo cambia di volta in volta per forza di cose, anche gli spettacoli su testo sono diversi di serata in serata.

Perché una volta fissato il COSA, ad ogni replica, lavoro sul COME e cambio la modalità di gestione dell’intensità e del ritmo dello spettacolo in base al contesto. Soprattutto nelle serate di cabaret. E’ questo tipo di atteggiamento che mi consente di essere spontaneo anche dopo centinaia di repliche e di essere sempre  sul pezzo!

Qualche volta, invece, capita che una battuta che solitamente fa schiattare dal ridere un intero teatro, generi solo qualche timida risata. La battuta, quindi il contenuto, è sempre uguale, però è cambiato il contesto e quindi, probabilmente, il come è stata detta non era adeguato.

E’ per questo che ti dico che non puoi affidarti al solo contenuto del tuo discorso in pubblico e non puoi essere ossessionato dalla perfezione. Primo perché, a mio avviso, la perfezione non esiste e poi perché, anche se esistesse, ti porterebbe a credere che non hai più bisogno di migliorarti.

Mettiti in testa che se ti capita di dover ripetere lo stesso speech in contesti diversi, dovrà essere un discorso differente ogni volta! Soprattutto nella forma.

Ed è anche per questo motivo che sono convinto che chi parla in pubblico debba avere almeno una minima preparazione di tipo teatrale.

Perché il training teatrale (o chiamalo se vuoi teatro di impresa) ti consente di provare, provare e provare ancora per essere sicuro sui contenuti, ma anche di farti trovare pronto per cambiare in corsa la forma, se risulta necessario.

Se pensi solo a come scrivere un discorso perfetto, non ti dai la possibilità di sbagliare e accogliere gli errori.

La parola chiave per diventare un oratore di successo, dal mio punto di vista, è solo una: flessibilità.

Prima capirai che essere rigidi e ancorati al cosa dire, indipendentemente dal pubblico e dai segnali che arrivano da loro, non significa essere un buon oratore, prima raggiungerai l’atteggiamento mentale giusto per affascinare i tuoi uditori.

Essere flessibili vuol dire anche darsi la possibilità di sbagliare. Ma a meno che tu non dica una fesseria colossale (ma ciò non avverrà se ti sei adeguatamente preparato), tutto ciò che avviene in un performance in pubblico fa parte del gioco.

Gli errori li commettiamo tutti, compresi gli oratori più navigati. Accettarli e saperli riconoscere fa di noi i critici più spietati. Ma se tu non enfatizzi quello che per te è un errore, passerà liscio, diventerà parte del tuo intervento e tu sarai apprezzato per come hai saputo gestire la faccenda.

Certo, accorgersi di un errore mentre ti trovi a parlare in pubblico potrebbe crearti problemi nel gestire la paura di parlare in pubblico. Ma se la tua mentalità è quella di dire che gli errori possono fare parte dello speech, tutto diverrà più semplice.

“L’inconveniente è l’irruzione della vita vera durante lo spettacolo”

Paolo Nani, attore

Ciò che dice il buon Paolo Nani vale anche per chi parla in pubblico.

Chi dice di non sbagliare mai, semplicemente non vede i propri limiti e così facendo non potrà mai migliorare. Nessun grande oratore è sempre perfetto, tuttavia in ogni situazione è sempre in grado di cavarsela e perciò di trasmettere passione ed entusiasmo in ogni suo intervento.

Certo che capitano errori e imprevisti, che vanno dal non dire qualcosa che volevi dire al ricevere una reazione inaspettata da parte della platea.

Ma se ciò succede hai tre possibilità

  1. Fare finta di niente (che è la cosa peggiore che tu possa fare…);
  2. Cercare di integrare in qualche modo l’imprevisto;
  3. Prendere l’energia data dall’imprevisto e portarla nel tuo speech, usandola a tuo favore.

Inutile dire che la cosa migliore è riuscire a integrare i punti 2 e 3. Imparare a parlare in pubblico significa anche accettare tutti i tipi di pubblico e di situazione, sfidare i tuoi limiti e trovare di volta in volta la soluzione più adatta al contesto.

Perciò smettila di essere ossessionato dal come scrivere un discorso perfetto.

Bene, capito che il discorso perfetto è un concetto teorico, fissati i punti chiave e concentrati anche sul come, consapevole che potrebbe non andare come previsto ma sarà come se lo fosse.

Come puoi fare per allenare questo tipo di mentalità?

Cosa puoi fare per sentirti pronto a cambiare modalità di esposizione o l’ordine della scaletta in tempo reale?

Se sei una persona che punta a migliorarsi costantemente e se credi che per ottenere dei veri risultati sia necessario uscire dalla propria area di comfort, cerca la data del corso “Parliamoci Chiaro” che fa per te.

Un weekend intensivo in cui imparare in maniera facile, divertente ed efficace l’arte del parlare in pubblico.

Andrea Masiero
Andrea Masiero
Papà di Leonardo e Daniele. Attore e formatore. Aiuto le persone a parlare in maniera efficace davanti al pubblico.

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